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Passando tra la storia di tre grandi amici, mi ritrovo a Bologna, dove studiava mio padre

A Carlo e a tutti i connonauti

Bologna era la città che da bambino sognavo, un po' perchè il mio migliore amico d'infanzia si dovette trasferire lì a 10 anni per motivi di lavoro del padre, un po' perchè mio padre ci aveva fatto l'università, un po' perchè il dialetto, la parlantina emiliana mi facevano sorridere. Ero stato alcune volte, in infanzia, a Bologna non la percepivo, avevo la testa altrove, magari alla Virtus o alla Fortitudo, non capivo, mi piaceva certo, ma perchè? Perchè La dotta, la ghiotta, la rossa...Poi per un bambino, convinto di essere di sinistra dal primo giorno che ha pensato, non
poteva che essere un bel sogno, quella bologna lì. Niente' altro che un luogo comune sopra l'altro, buttato lì per caso, fin quando non dimentichi cosa pensi realmente, un po' come capita quando guardi troppa televisione. E poi? E poi silenzio, per una coincidenza, per un bisogno di serenità, mi sono fermato e per tanti anni ho dimenticato il nord, e quelle poche volte che ho viaggiato, ho sempre scelto mete meridionali, sicilia, campania, calabria...Non mi interessava più Bologna, perchè, ormai era scontata, era Bologna, la Bologna dove adesso, gioca un mio amico in serie A, la Bologna, dove i miei amici avrebbero voluto fare l'università...La Bologna dei Punk, la bologna dei Magrebini, la bologna che "una volta era comunista", la bologna di via Zamboni, insomma la bologna che conosci anche leggendola sul giornale. E Quindi,  per  volontà di un altro grande amico, uno di quelli che oggi, aprioristicamente definisco "Un compagno", che ha deciso di trasferirsi nel Capoluogo emiliano, per completare l'università, mi sono ritrovato a festeggiare il mio 22esimo compleanno, in questa terra, che tanto mi ha fatto pensare. Bologna vista oggi, con gli occhi di un provinciale presuntuoso, è sembrata un paesino, così variegato ed efficiente da "credersi" una metropoli, tutto concentrato in  un paessaggio pittoresco e favolesco, nel quale la storia si assaggia tra i portici e i viali. Ho visto, a Bologna, nevicare rosso, mentre la poltiglia si impossessava della strada, il traffico non si imbottigliava, il garbo ed il sorriso rimanevano, straordinariamente, da cornice, in un contesto che altrove sarebbe diventato nervosamente frenetico. Si respirava aria di frontiera, aria ricca di sapore




...Eh sì, mio caro Carlo, ho respirato a pieni polmoni, assieme alla mia ragazza, incantata da quella serenità atipica, dalla maestosità di San Petronio innevato su Piazza Maggiore, dalla bellezza delle Torri, ho respirato l'odore dei libri alla Feltrinelli, ho pensato, forse per un attimo, di non volere andare via, ma se fossi restato, forse non avrei capito molto di quei respiri che ho fatto. Magia di un autunno che va via, caro compagno, magia di un freddo che ti riscalda...Non so come spiegare, mi spiace di non aver condiviso con te, Carlo, questo momento...
La serata all'Estragon, genuina, perchè, mi ha regalato un utopia, che poi, forse un giorno ti spiegherò. Potrei, dovrei, scrivere dei controsensi che ho notato, perchè presuntuoso ero, e presentuoso rimango, ma per adesso non ne ho voglia, vorrei lasciarvi la traccia del sapore, che mi ha pervaso, e chissà magari...stavolta ci sono riuscito.
E' stato come sentire il bisogno di lasciarsi andare, nell'illusione di un senso di irrealtà...al freddo di notte.

Pubblicato il 29/11/2005 alle 15.56 nella rubrica Diario.

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