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Mafia chiama, Stato risponde

'Ndrangheta... telefonate al Viminale

Questo è quanto emerge dall'indagine di Repubblica. Sono assolutamente shockato. Devo ammetere, che i primi sospetti, gli ho avuti, dopo l'arresto di tutte quei pregiudicati in Calabria e Sicilia, pareva il solito contentino della Mafia allo stato: "Mi lasci fare questo, ti faccio fare questo"... Sono illazioni le mie, congetture di un ragazzo che non sopporta più la piaga della mafia nel suo Stato. L'ombra della malavita organizzata, della criminalità accetata in questo Paese è schifosa, è il vero cancro che ci lega alle nostre visioni distorte della realtà. Cosa faremo, se verrà appurata l'approvazione dello Stato a questa uccisione?
Spero di sbagliarmi, ma la sensazione che provo è come il disturbo alle tempie che viene generato dal conato ripetuto...
Pensare che il cammino dell'uomo, sia incollato a queste concezioni di stato nello stato, di istituzione nell'istituzione, mi fa rabbrividire. Io sono del Sud, vivo in una terra che per fortuna non conosce, o quanto meno, non sembra conoscere grandi Mafie locali. Semmai si avvertono le influenze, della Camorra, della Sacra Corona: Attraverso lo spaccio, la prostituzione...Ma l'omertà, regna anche qui, e, anzi, spesso tacitamente, si apprezzano le logiche mafiose. I giovani "disadattati", "zingari"(assolutamente senza razzismo) formano piccole gang, e si dedicano alle piccole attività criminose, sperando un domani di poter fare il salto di qualità, nel crimine organizzato. La mafia, fa leva proprio su questi cardini che rappresentano l'ignoranza giurdica del nostro stato, ma ancora di più il fallimento giuspoietico della nostra Italia, -perchè la giuspoietica italiana è stata troppo vasta- qualcuno penserà, io non credo sia solo questo il problema, io ritengo che l'errore del nostro "legislatore" sia stato quello di creare dei diritti senza bene conoscere la società. Creando diritti e agglomerandoli uno sopra all'altro, senza tenere ben presenti le culture e le subculture dislocate nei vari territori del nostro "disunito paese", si è dato vita ad un sistema giuridico privo di credibilità, e assolutamente lontano agli occhi dei cittadini, un sistema giuridico insostenibile. L'errore essenziale è stato sicuramente questo, ma il cammino ha generato altri errori "paradossali", quelli di formare una classe politica "legiferante" che provenissime o si adeguasse a quelli standard subcultarali per i quali malamente produceva norme. Norme che grazie alla loro astratezza non solo negavano possibilità, ma facilitavano lo sbocco delle persone, "disperse e disperate" nella Criminalità. Lo Stato, ha quindi garantito "giuridicamente" alla mafia di poter proseguire e fortificare la sua opera. Spesso, i rapporti tra mafia e stato grazie a questa sorta di "garantismo lato", hanno concesso ,allo stesso Governo, di approfittarsi della Mafia, sia come capro espiatorio sia come mezzo per raggiungere fini "pubblicamente osceni", ma strettamente "necessari" per la conservazione del potere politico e del potere apolitico(di stampo mafioso). Il bene(figurato) e il male(oggettivo) al di là delle loro concezioni archetipate, si sono sorretti sinallagmaticamente ed hanno contribuito al mantenimento (perchè utile) delle radici che concedono questi flussi. Cosa fare? Probabilmente, oggi a causa di questa collaborazione radicata e perdurata, c'è poco da fare;  possiamo uscirne? Credo di sì, un passo alla volta, piano piano, confidando in una classe dirigente che  si opponga duramente alla Mafia, che la combatta rischiando la vita stessa dei singoli dirigenti...Sarà possibile? Speriamo, chi ha il coraggio, si faccia avanti, si esponga, ne abbiamo bisogno.

Pubblicato il 24/10/2005 alle 0.43 nella rubrica I cavatappi.

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