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A Marlene Dietrich


Il sottotitolo del mio blog, si evolve, rigenera in se stesso, prima era "il lione" oggi è "Dietrich".
Marlene Dietrich è una donna che mi ha sempre affascinato, ma non per la sua rara bellezza o per la sua sensualità da famme fatal, Marlene mi ha rapito per ciò che ella rappresenta per le generazioni contemporanee e quello che ha saputo rappresentare per le generazione passate. Marlene Dietrich non si volle vendere, scelse in tempi di incertezza, e di ineluttabilità storica, di combattere il suo tempo e contrastare queste ottiche di accettazione della negligenza e della repressione umana, attraverso un distacco, duro e frontale da quei meccanismi. GIà, Marlene Dietrich non si è mai venduta, quanti oggi, in questo mondo subdolo, sarebbero in grado di fare come lei? La Dietirch è un simbolo, di sconfitta delle concenzioni "indecenti"  del nazismo del fascismo. La sofferenza della Dietrich, del suo esilio terminato dopo la guerra, la cambia, la rende l'archetipo collettivo di tutte le donne. Il suo vero esilio, a parere mio, termina soltato con la sua morte, la morte dei giusti, nel sonno, la morte la congeda da questa  vita ambigua ed emblematica che l'ha pervasa, e la riconsegna alla sua terra, Berlino. Non la Berlino uccisa dai nazisti, non la Berlino distrutta dalle bombe, ma la terra di Berlino, le viscere che hanno dato vita ai suoi tratti. E non interessa al cospetto della sua esistenza, se sia stata omossessuale oppure se fosse stata l'amante segreta  di JFK, perchè è proprio grazie a lei che questi pregiudizi, questi preconcetti ideologici, (in me), non possono esserci. Negli anni 20 il mondo era più progredito di quello di oggi(nel senso della Fine storica, pensate alla fine del Romanzo, del quale si parlava dopo Joyce)? Probabilmente sì, ma poi si è spento. Negli anni novanta il mondo era più progredito di quello di oggi(addirittura fu trattata la tesi della Fine stessa della storia)? Probabilmente sì, ma si sta spegnendo. Ed allora, è importante, è necessario prendere spunto da Marlene Dietrich, che in quegli anni disperati, riuscì a trovare un equilibrio, per quanto sfuggente. Nel suo labirinto, perchè la vita in quegli anni, non poteva essere altro che un labirinto( proprio come adesso), Marlene trovò una via d'uscita, che le rendeva speranza. Marlene non si fermò, evolse, ed in quell' inferno imposto, esplorò un paradiso individuale "iconoclasta", che il suo mito trasformò, iconograficamente in un'immagine "sacra"...Contraddizione necessaria, per rinnegare il buio nazista. Per parlare di quegli anni,  per paragonarli ad oggi, per  senso di incertezza, per  senso di morte, scatenato dal senso di immortalità che ci ha accompagnati nel recente passato, ho scelto Marlene, che grazie alla sua vita, non apre la solita  riflessione semplicistica da intersecare in un quadro storico, fatto di luoghi comuni.. Gli eserciti hanno cambiato quel mondo? Forse... Ma quei soldati prima di andare a dormire, ascoltavano la voce di Marlene, che per un attimo, per un istante chissà, cancellava dai loro cuori, gli odori delle guerre...Il grazie che rivolgo alla Dietrich, è un grazie che rivolgo anche a me stesso, per volere continuare a sperare in questo pianeta, per volere continuare a credere negli uomini e nelle donne. Donne che nuovamente umiliate(parlo dell'Occidente), dovrebbero ritrovare quello spunto della Dietrich, per provare a destabilizzare nuovamente, quest'ondata di fanatismo maschilista che sta risorgendo.
Grazie Marlene, per essere lo spunto, che mi incita a rispondere ai grandi temi di questo nostro Medioevo.
Rable 

Pubblicato il 9/10/2005 alle 4.4 nella rubrica I cavatappi.

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